Coltivare Camelie
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ESIGENZE COLTURALI E TECNICHE DI PROPAGAZIONE DELLE CAMELIE QUAL È IL TERRENO PIÙ ADATTO? Le Camelie notoriamente vengono inserite fra le cosiddette “piante acidofile”, cioè fra quelle che non sopportano la presenza di calcio nel terreno (ph inferiore a 7.00); fra queste, spiccatamente acidofile, troviamo i rododendri, le azalee, le gardenie, ecc. Le camelie però, pur preferendo un terreno tendenzialmente acido, sono molto meno esigenti delle acidofile succitate, tanto che si accontentano anche di un terreno neutro (ph=7.00), ma che deve possedere una buona quantità di humus e un ottimo drenaggio. COME SI ESEGUE LA MESSA A DIMORA? L’impianto delle camelie in giardino deve essere preceduto da una sapiente lavorazione del sito loro destinato, che si effettua praticando uno scavo di adeguate dimensioni, quantificabili in un cubo con lati di circa 1 m (nell’ottocento consigliavano 1,5 m!). Sul fondo della buca verrà sistemato un buon strato di drenaggio, che può essere costituito da ramaglie grossolane o corteccia macinata di pino, elementi che oltretutto tendono ad acidificare il terreno. QUALI SONO GLI AMBIENTI PIÙ ADATTI E IN CHE POSIZIONE SISTEMARLE? Le camelie non tollerano siti troppo assolati, preferendo sì posizioni luminose, ma in luoghi in cui il sole non sia presente nelle ore più calde della giornata. Molto idonee quindi esposizioni a Nord, ma anche Nord Est o Nord Ovest, ed ottimo anche il posizionamento sotto alberi di conifere, in modo che il sole arrivi “filtrato” dalle loro foglie aghiformi; naturalmente non devono essere piantate troppo vicine agli alberi per evitare conflitti a livello radicale. QUANTO ANNAFFIARLE? Molto. Una volta che si è assicurato un buon drenaggio alle piante, queste vanno annaffiate con regolarità e ogni qualvolta il terreno risulti asciutto al tatto. Le annaffiature dovranno avvenire non solo nei periodi estivi, ma anche in quelli invernali in quanto le camelie, essendo delle specie sempre verdi, hanno sempre una certa attività e quindi, in particolari giornate ventose, possono avere necessità di irrigazioni, in particolare se la pianta è coltivata in vaso. SI POSSONO COLTIVARE IN VASO? Le camelie ben si adattano ad essere coltivate in vaso, anche per lunghi periodi. Il terriccio di coltivazione deve essere simile a quello descritto per la coltivazione delle camelie in piena terra, magari maggiormente arricchito di humus, naturalmente bene drenato e concimato con appositi prodotti in uso per piante acidofile. Tale concimazione si dovrà ripetere periodicamente (ogni 2-3 mesi) per tutta la stagione vegetativa, in quanto le frequenti annaffiature tendono a dilavare il terreno e quindi portar via le sostanza nutritive presenti. Il rincaso è opportuno effettuarlo ogni 2-4 anni a seconda della vigoria delle piante, utilizzando contenitori poco più grandi (5-10 cm) di quelli precedenti; a proposito di contenitori possono essere utilizzati sia vasi in coccio che in plastica, tenendo presente che in questi ultimi a causa della evaporazione più ridotta, si hanno minori necessità di annaffiature. Nei periodi in cui non si effettua il rinvaso è opportuno ogni anno, alla fine dell’inverno, togliere delicatamente un po’ di terriccio ormai esausto, presente in superficie sostituendolo con altro nuovo ben concimato. QUALI SONO LE PRINCIPALI AVVERSITÀ? Se si rispettano le specifiche esigenze colturali le camelie sono piante che difficilmente manifestano problemi parassitari. Negli ultimi anno, a causa dei cambiamenti climatici, si è assistito sempre più spesso al disseccamento dei fiori di camelia causato da Ciborrinia camelliae (Kohn) La Ciborinia camelliae Kohn è un fungo responsabile di una grave malattia che colpisce tutte le specie, le cultivar e gli ibridi di camelia, con diversi gradi di suscettibilità. E’ un patogeno soggetto a norme di quarantena ai sensi del D.M. 31/01/96 “Misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione nel territorio della Repubblica Italiana di organismi nocivi ai vegetali e ai prodotti vegetali”. QUALI SONO I SINTOMI? Questa malattia colpisce solo i fiori e l’infezione può avvenire sin da quando dalla punta del bocciolo si intravedono i petali. Inizialmente compaiono piccole macchie brune irregolari da cui si sviluppa un marciume secco che si espande verso la base dei petali. Progressivamente l’intero fiore marcisce assumendo un colore bruno-ruggine. Di norma il margine dei petali è l’ultima parte che imbrunisce. COSA FARE E QUANDO I sintomi sui fiori e gli apoteci alla base delle piante possono essere osservati a partire dalla fine dell’inverno fino all’inizio della primavera. In estate ed in autunno è possibile controllare i fiori caduti a terra alla ricerca di sclerozi, anche se sarebbe più opportuno, in via preventiva, eliminare i residui dei fiori caduti per mantenere pulita la coltivazione, operazione facilitata dalla presenza della pacciamatura. Questa accortezza è tanto più necessaria visto che non sono disponibili prodotti fungicidi totalmente efficaci. Tuttavia si può intervenire con trattamenti al terreno utilizzando prodotti fitosanitari a base di cyproconazolo per ridurre la vitalità delle ascospore e con irrorazioni con triadimefon o triadimenol a partire da inizio fioritura ogni due settimane per prevenire l’infezione fiorale. In caso di acquisto di piante è bene per precauzione isolarle da altre camelie presenti e tenerle in osservazione durante la fioritura. NON CONFONDERE I SINTOMI I sintomi della malattia possono essere confusi sia con danni da freddo sia con altre malattie fungine fra cui la muffa grigia Botrytis cinerea). I danni da freddo sono riconoscibili poiché le macchie sui petali sono più chiare e limitate al margine esterno dei petali. La muffa grigia, come dice il nome stesso, sviluppa un’abbondante micelio che si estende sulle aree colpite e non si limita alla sola base dei petali, inoltre produce sclerozi più piccoli di quelli della Ciborinia e non inglobati nei tessuti del fiore. E’ OPPORTUNO POTARLE? In generale le camelie non hanno la necessità di potature; però, specie nelle fasi giovanili, può essere necessaria un’operazione di controllo della chioma, che in alcune cultivar tende ad essere con alcuni rami troppo esuberante formando così, se non si interviene, piante di aspetto disordinato. Quindi, interventi mirati a formare una chioma compatta e ordinata. Un’altra cosa invece riguarda la potatura di vecchi esemplari: spesso queste camelie hanno avuto in passato grossi e frequenti interventi di potatura in quanto il fogliame aveva un discreto valore commerciale. Purtroppo questa pratica ha “viziato” la pianta così che, lasciata a sé stessa senza interventi di potatura, produce con il tempo delle ramificazioni scarne e pochi fiori. In questo caso, piccoli interventi periodici di riforma della chioma sono “purtroppo” necessari. |