Coltivare Camelie

Coltivare Camelie

 

ESIGENZE COLTURALI E TECNICHE DI PROPAGAZIONE DELLE CAMELIE

QUAL È IL TERRENO PIÙ ADATTO?

Le Camelie notoriamente vengono inserite fra le cosiddette “piante acidofile”, cioè fra quelle che non sopportano la presenza di calcio nel terreno (ph inferiore a 7.00); fra queste, spiccatamente acidofile, troviamo i rododendri, le azalee, le gardenie, ecc. Le camelie però, pur preferendo un terreno tendenzialmente acido, sono molto meno esigenti delle acidofile succitate, tanto che si accontentano anche di un terreno neutro (ph=7.00), ma che deve possedere una buona quantità di humus e un ottimo drenaggio.

COME SI ESEGUE LA MESSA A DIMORA?

L’impianto delle camelie in giardino deve essere preceduto da una sapiente lavorazione del sito loro destinato, che si effettua praticando uno scavo di adeguate dimensioni, quantificabili in un cubo con lati di circa 1 m (nell’ottocento consigliavano 1,5 m!). Sul fondo della buca verrà sistemato un buon strato di drenaggio, che può essere costituito da ramaglie grossolane o corteccia macinata di pino, elementi che oltretutto tendono ad acidificare il terreno.
La terra tolta dovrà essere corretta con altri componenti che la rendano più soffice, ben drenata e più acida, quali ancora corteccia macinata di pino o anche aghi macinati, torba, humus prelevato dal sottobosco di conifere. La concimazione può essere di tipo organico, da attuare al momento dell’impianto con composti ben maturi o anche con appositi concimi organo-minerali per piante acidofile, naturalmente senza esagerare nelle quantità: è preferibile fare due concimazioni leggere anziché troppo pesante!
L’impianto può essere fatto in ogni periodo dell’anno, in quanto le Camelie, essendo sempreverdi, vengono sempre vendute coltivate in vaso. In ogni caso è preferibile farlo alla fine della stagione fredda, al momento della loro ripresa vegetativa. Le piante dovranno essere sostenute da un apposito tutore, da togliere poi l’anno successivo; dopo l’impianto si dovrà procedere subito ad annaffiare bene le piante, in modo che si assesti adeguatamente la terra intorno alle radici.
Le Camelie infine traggono grandi benefici dalla pacciamatura, operazione che consiste nel sistemare tutto intorno alla base della pianta uno strato di sostanza organica che può essere di varia natura(terriccio, aghi o corteccia di pino, torba, ecc.).
Questo accorgimento permette di proteggere le piante da eccessivi raffreddamenti o da troppo calore, ed inoltre riduce notevolmente l’evaporazione dell’acqua.

QUALI SONO GLI AMBIENTI PIÙ ADATTI E IN CHE POSIZIONE SISTEMARLE?

Le camelie non tollerano siti troppo assolati, preferendo sì posizioni luminose, ma in luoghi in cui il sole non sia presente nelle ore più calde della giornata. Molto idonee quindi esposizioni a Nord, ma anche Nord Est o Nord Ovest, ed ottimo anche il posizionamento sotto alberi di conifere, in modo che il sole arrivi “filtrato” dalle loro foglie aghiformi; naturalmente non devono essere piantate troppo vicine agli alberi per evitare conflitti a livello radicale.

QUANTO ANNAFFIARLE?

Molto. Una volta che si è assicurato un buon drenaggio alle piante, queste vanno annaffiate con regolarità e ogni qualvolta il terreno risulti asciutto al tatto. Le annaffiature dovranno avvenire non solo nei periodi estivi, ma anche in quelli invernali in quanto le camelie, essendo delle specie sempre verdi, hanno sempre una certa attività e quindi, in particolari giornate ventose, possono avere necessità di irrigazioni, in particolare se la pianta è coltivata in vaso.
Essendo inoltre del gruppo delle “acidofile”, le camelie gradirebbero anche essere annaffiate con acqua non calcarea. Dove non è possibile, è opportuno periodicamente somministrare alla pianta prodotti che contrastino la presenza del calcare, quali solfati ferrosi o chelati di ferro.

SI POSSONO COLTIVARE IN VASO?

Le camelie ben si adattano ad essere coltivate in vaso, anche per lunghi periodi. Il terriccio di coltivazione deve essere simile a quello descritto per la coltivazione delle camelie in piena terra, magari maggiormente arricchito di humus, naturalmente bene drenato e concimato con appositi prodotti in uso per piante acidofile. Tale concimazione si dovrà ripetere periodicamente (ogni 2-3 mesi) per tutta la stagione vegetativa, in quanto le frequenti annaffiature tendono a dilavare il terreno e quindi portar via le sostanza nutritive presenti. Il rincaso è opportuno effettuarlo ogni 2-4 anni a seconda della vigoria delle piante, utilizzando contenitori poco più grandi (5-10 cm) di quelli precedenti; a proposito di contenitori possono essere utilizzati sia vasi in coccio che in plastica, tenendo presente che in questi ultimi a causa della evaporazione più ridotta, si hanno minori necessità di annaffiature. Nei periodi in cui non si effettua il rinvaso è opportuno ogni anno, alla fine dell’inverno, togliere delicatamente un po’ di terriccio ormai esausto, presente in superficie sostituendolo con altro nuovo ben concimato.
Naturalmente, nei periodi caldi, le camelie coltivate in vaso andranno poste in posizioni ombreggiate per evitare la forte insolazione.

QUALI SONO LE PRINCIPALI AVVERSITÀ?

Se si rispettano le specifiche esigenze colturali le camelie sono piante che difficilmente manifestano problemi parassitari.
Anche riguardo alla temperatura si può dire con certezza che esse vivono benissimo nella maggior parte d’Italia ben sopportando minime invernali anche al di sotto dei
– 10 °C senza subirne gravi danni o al massimo per le cultivar più precoci,
pregiudicandone la fioritura. Rari attacchi relativi a parassiti fungini, in particolare se si cura bene il drenaggio della pianta.
Alcune patologie (bolla della camelia o Exobasidium camelliae), cancro degli organi legnosi (Botryosphaeria ribis) ecc., si possono controllare con prodotti rameici o a base di Ziram.
Più frequenti i parassiti animali, che trovano facile diffusione in particolare là dove non siano rispettate le esigenze specifiche delle camelie (scarsa umidità ambientale, posizionamento in zone troppo esposte, sotto tetti o coperture dove non arriva l’umidità, ecc.). Fra questi, gli afidi (Aphis sp. pl., Toxoptera aurantii, ecc.), che si insediano sui giovani germogli e che si debellano facilmente con prodotti insetticidi specifici, anche naturali; le cocciniglie (Parlatoria camelliae, Ceroplastes sinensis, ecc.) fanno anch’esse a volte la loro comparsa e devono essere combattute rapidamente, prima che si estendano a tutta la pianta, con prodotti a basa di olio minerale attivato con un buon insetticida. Inoltre si possono riscontrare sulle foglie danni ingenti, causati da insetti che si nutrono delle foglie causando tipiche erosioni marginali. Si tratta dell’oziorrinco (Otiorrhincus sulcatus) un insetto nerastro lungo 8-10 mm ricoperto di squame che formano macchie di colore più chiaro. La lotta si effettua sia chimicamente che biologicamente, la prima con principi attivi che possano eliminare sia la forma adulta che larvale, mentre la seconda combattendo quest’ultima forma con nematodi entomopatogeni.
Infine sulle camelie possono sorgere problemi di virosi (CIVV) causando la variegatura infettiva: essa comporta alterazioni cromatiche delle foglie che assumono spesso tonalità e maculature giallastre. Non esiste alcuna possibilità di lotta, se non distruggere le piante infette e disinfettare gli strumenti di taglio (cesoie, forbici, ecc.) che siano in contatto con i rametti infetti. Infatti, se con le medesime forbici si va a tagliare una pianta sana, questa a sua volta viene contagiata dal virus.

Negli ultimi anno, a causa dei cambiamenti climatici, si è assistito sempre più spesso al disseccamento dei fiori di camelia causato da Ciborrinia camelliae (Kohn)

La Ciborinia camelliae Kohn è un fungo responsabile di una grave malattia che colpisce tutte le specie, le cultivar e gli ibridi di camelia, con diversi gradi di suscettibilità. E’ un patogeno soggetto a norme di quarantena ai sensi del D.M. 31/01/96 “Misure di protezione contro l’introduzione e la diffusione nel territorio della Repubblica Italiana di organismi nocivi ai vegetali e ai prodotti vegetali”.
Nel corso del 1999 questo fungo è stato segnalato in alcuni paesi comunitari, quali la Spagna, la Francia, La Germania e il Regno Unito. Di recente è stato trovato anche in alcune regioni italiane tra cui il Lazio, la Toscana, il Piemonte, e la Lombardia.

QUALI SONO I SINTOMI?

Questa malattia colpisce solo i fiori e l’infezione può avvenire sin da quando dalla punta del bocciolo si intravedono i petali. Inizialmente compaiono piccole macchie brune irregolari da cui si sviluppa un marciume secco che si espande verso la base dei petali. Progressivamente l’intero fiore marcisce assumendo un colore bruno-ruggine. Di norma il margine dei petali è l’ultima parte che imbrunisce.
Andando a rimuovere l’intero fiore ancora sulla pianta o osservando quelli caduti a terra ed intatti, si può vedere un caratteristico anello di micelio bianco-grigio nel punto di attacco del fiore sul calice. Successivamente i fiori cadono a terra e dopo una quindicina di giorni alla base dei petali si iniziano a formare gli organi di conservazione del fungo che si chiamano sclerozi. Questi si presentano sempre alla base del petalo, come masserelle di micelio grigio che poi diventano nere, piatte e compatte. Aderiscono ai tessuti dell’ospite formando una struttura ad anello che circonda il punto di attacco al calice. Gli sclerozi rimangono vitali nel terreno anche per diversi anni, ed è proprio da queste strutture che da gennaio ad aprile si formano, in condizioni climatiche miti ed umide, i corpi fruttiferi del fungo, a forma di coppa apoteci), di 0.5-2 cm. Di diametro e di colore bruno. Da questi corpi fruttiferi si liberano milioni di spore (ascospore) in grado di infettare nuovi fiori. La varietà a fioritura primaverile sono più a rischio di quelle autunno-invernali, ma non si può escludere che in condizioni favorevoli le spore possano sopravvivere anche diversi mesi.

COSA FARE E QUANDO

I sintomi sui fiori e gli apoteci alla base delle piante possono essere osservati a partire dalla fine dell’inverno fino all’inizio della primavera. In estate ed in autunno è possibile controllare i fiori caduti a terra alla ricerca di sclerozi, anche se sarebbe più opportuno, in via preventiva, eliminare i residui dei fiori caduti per mantenere pulita la coltivazione, operazione facilitata dalla presenza della pacciamatura. Questa accortezza è tanto più necessaria visto che non sono disponibili prodotti fungicidi totalmente efficaci. Tuttavia si può intervenire con trattamenti al terreno utilizzando prodotti fitosanitari a base di cyproconazolo per ridurre la vitalità delle ascospore e con irrorazioni con triadimefon o triadimenol a partire da inizio fioritura ogni due settimane per prevenire l’infezione fiorale. In caso di acquisto di piante è bene per precauzione isolarle da altre camelie presenti e tenerle in osservazione durante la fioritura.

NON CONFONDERE I SINTOMI

I sintomi della malattia possono essere confusi sia con danni da freddo sia con altre malattie fungine fra cui la muffa grigia Botrytis cinerea). I danni da freddo sono riconoscibili poiché le macchie sui petali sono più chiare e limitate al margine esterno dei petali. La muffa grigia, come dice il nome stesso, sviluppa un’abbondante micelio che si estende sulle aree colpite e non si limita alla sola base dei petali, inoltre produce sclerozi più piccoli di quelli della Ciborinia e non inglobati nei tessuti del fiore.

E’ OPPORTUNO POTARLE?

In generale le camelie non hanno la necessità di potature; però, specie nelle fasi giovanili, può essere necessaria un’operazione di controllo della chioma, che in alcune cultivar tende ad essere con alcuni rami troppo esuberante formando così, se non si interviene, piante di aspetto disordinato. Quindi, interventi mirati a formare una chioma compatta e ordinata. Un’altra cosa invece riguarda la potatura di vecchi esemplari: spesso queste camelie hanno avuto in passato grossi e frequenti interventi di potatura in quanto il fogliame aveva un discreto valore commerciale. Purtroppo questa pratica ha “viziato” la pianta così che, lasciata a sé stessa senza interventi di potatura, produce con il tempo delle ramificazioni scarne e pochi fiori. In questo caso, piccoli interventi periodici di riforma della chioma sono “purtroppo” necessari.

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